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Campionamento esplorativo

Il 7 di giugno gli Studenti dell’Università di Perugia guidati dal Prof. Massimo Lorenzoni del dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie, in collaborazione con Mosca Club Alto Tevere, hanno organizzato un campionamento esplorativo in corrispondenza del tratto della TWT all’altezza della zona denominata “I Bagnanti”.
Il campionamento, che aveva uno scopo prevalentemente didattico, ha anche permesso di acquisire alcuni dati che danno importanti indicazioni sullo stato di salute del Fiume, valori di portata,  tipologia della fauna ittica e bentonica.
La collaborazione con l’Istituto universitario ci permetterà anche nel futuro di avere informazioni importanti per comprendere le criticità che possono svilupparsi in questo tratto di fiume, conoscere la capacità riproduttiva della fauna, definire eventuali strategie per la mitigazione degli impatti derivanti dall’attività antropica e conoscere l’evoluzione nel tempo di questo che non possiamo nasconderci essere, per quanto meraviglioso,  un ambiente artificiale e non casualmente nato come progetto sperimentale di valorizzazione del mesohabitat.
Detto questo e visto l’entusiasmo degli Studenti nel vedere le nostre nuove nate saltare fuori dell’acqua a caccia di spinner,  possiamo assicurarvi che la TWT ha conquistato, oltre al consenso delle autorità scientifiche, un’altra piccola parte delle nuove generazioni. Questo è senza dubbio il risultato più bello del pomeriggio.
Da questo link potete accedere agli esiti dei campionamenti riportati dal Prof. Lorenzoni: Risultati esercitazione Montedoglio
Aggiungendo che “La differenza nell’ossigeno disciolto fra le due stazioni è poco significativa. In entrambi i casi si tratta di valori sopra alla saturazione, segno evidente che la fotosintesi stava operando intensamente. L’acqua è in grado di contenere una quantità limitata di ossigeno che varia con la temperatura: acque fredde trattengono più ossigeno di acque calde, ma in ogni caso la quantità superiore al valore di saturazione (ciò che eccede il 100%) è destinato a liberarsi più o meno velocemente in atmosfera. Proprio perché le acque del tratto dei “Bagnanti” sono più veloci e increspate, l’ossigeno tende a ristabilire il valore d’equilibrio più velocemente rispetto al settore posto più a monte, passando dall’acqua (sovrasatura) all’aria:  questo giustifica la concentrazione del gas leggermente più bassa. Comunque in entrambi i casi la situazione deve essere giudicata molto buona“.

Tutto pronto per l’apertura 2017!

Belli come il sole di questo periodo. Così vi immaginiamo per l’apertura della nuova stagione in Tailwater Tevere.

E per questo i nostri guardiani del fiume, che hanno lavorato senza sosta, vi aspettano per assistere allo spettacolo della natura che circonda il nostro Tevere.

La nuova scala di risalita

A distanza di sei anni dalla grande onda di piena che spazzò via la nostra scala di risalita a valle della TWT, siamo riusciti finalmente a ripristinare la continuità del fiume. Potremo così vedere di nuovo lo spettacolo della risalita dei pesci nelle fasi di riproduzione.

Questo, in un periodo di “vacche magre”, ci dà grande soddisfazione soprattutto perché l’intervento di ripristino è stato possibile grazie alla sensibilità dell’unione dei comuni della Valtiberina toscana in un quadro di intervento di (udite bene) ripristino dell’officialità idraulica.

Lo consideriamo un passo di grande crescita culturale senza essere ricorsi alle manifestazioni di piazza.
INSIEME SI PUÒ FARE MEGLIO E DI PIÙ!!!
Anche gli abitanti del fiume ringraziano.

Proprio una bella giornata…

“Ricordando insieme” 12-2-2012

Sabato 12 Maggio le classi 1A e 1B dell’ I.I.S. Franchetti Salviani hanno affrontato una giornata di studio sugli ecosistemi fluviali lungo il precorso del Tevere a Sansepolcro, che corre lungo la Zona a Regolamento Specifico (ZRS) Tail Water Tevere (TWT).
L’area, che ha ospitato il Campionato del Mondo di Pesca a Mosca proprio lo scorso anno, è ormai da tempo un fiore all’occhiello dell’offerta turistica, richiamando oltre 6000 appassionati ogni stagione.
Si tratta di un ecosistema di pregio, che viene tenuto sotto stretto monitoraggio da parte del Mosca Club Altotevere (MCAT) e dall’Amministrazione Provinciale di Arezzo con campionamenti periodici sulla qualità delle acque, analisi della fauna Bentonica ed Ittica, stato dell’ambiente. Questo è quello a cui hanno assistito ed a cui hanno collaborato gli alunni delle 2 classi del biennio, dopo avere percorso a piedi i 4 km del sentiero che conduceva al Punto di Campionamento prescelto.

8 anni di Centro Diurno di Riabilitazione dell’Unità Funzionale Salute Mentale di Sansepolcro

Da ormai 8 anni il Centro Diurno di Riabilitazione dell’Unità Funzionale Salute Mentale di Sansepolcro collabora con l’Associazione “Mosca Club Alto Tevere” nel progetto denominato “Progetto Tevere”.
Nel corso degli anni il gruppo del Centro Diurno ha avuto la possibilità di conoscere lo sport della pesca a mosca e di sperimentarlo.
Anche quest’anno hanno aderito al “Progetto Tevere” numerose persone in riabilitazione al centro diurno, che hanno partecipato con interesse ed entusiasmo alle attività proposte.
Sono state effettuate uscite da luglio ad ottobre con la presenza costante e di Luca Castellani, guardia ittica e volontario dell’Associazione “Mosca Club Alto Tevere” e degli educatori della Cooperativa Sociale Sean, Elena Del Gaia e Silvia Moraldi,

Numerose sono state le passeggiate lungo il Tevere, con rinfrescanti soste lungo l’argine e momenti di relax nelle panchine. Sempre seguiti dagl’educatori e dalla guida del MCAT. Molto interessante è stata la ricerca e la dimostrazione di come trovare le larve degli insetti sotto i sassi, e conoscere il loro ciclo vitale, con gl’insegnamenti suggeriti dalla nostra guida. Quest’anno il gruppo del Centro Diurno, armato di chiodi e martello, ha anche collaborato al posizionamento di cartelloni informativi lungo il tratto di fiume di competenza dell’associazione che gestisce la pesca nel tratto di fiume Tevere denominato Tail Water Tevere.
Per tutti i partecipanti il progetto ha consentito una promozione della salute, attraverso il contatto con la natura, la vita all’aria aperta, il movimento fisico, oltre ad essere un’occasione di socializzazione e di ampliamento delle conoscenze di flora e fauna.
Nelle giornate estive abbiamo anche provato a pescare con la coda di topo (pesca a mosca),lanciato l’esca, atteso pazientemente che il pesce abbocchi e provato a tirarlo fuori dall’acqua. Con l’aiuto della guida poi il pesce è stato sempre accuratamente slamato e riadagiato in acqua. Cattura e rilascia.

Numerose sono state le soddisfazioni legate alla pesca, come numerose sono state le foto scattate. L’entusiasmo è salito alle stelle. La sfida a chi prendeva il pesce più grosso ha creato tanti nuovi appassionati.

Per questo tutto il gruppo si augura di poter riprendere al più presto la pesca e consiglia a tutti di andare a passeggio lungo il Tevere, sfruttando il contatto con la natura ed il movimento fisico che regalano all’umore un benefico trattamento.

Ricordando che la pesca alla mosca non è solo uno sport da uomini ma che quest’estate numerose sono state le donne pescatrici che hanno frequentato il Tevere.

“Mi è piaciuto soprattutto pescare, è stata una soddisfazione! Tutti mi hanno fatto i complimenti, sia i miei amici del Centro Diurno che il pescatore Luca.” Oppure “ Erano tanti anni che non pescavo, al Tevere ho pescato molti pesci, poi Luca mi aiutava a slamarli senza fargli male, per poi rimetterli in acqua delicatamente”.
“Oltre a pescare abbiamo anche fatto delle passeggiate, e Luca ci spiegava le cose sulla natura, anche questo mi è piaciuto molto” racconta con entusiasmo Fedoro, una delle persone del Centro Diurno che ha partecipato al Progetto.
“La cosa che mi è piaciuta di più è stata camminare. Io cammino continuamente per le strade del centro storico, è stato interessante vedere posti in cui non ero mai stato” dice Ottorino.
Insomma una bellissima esperienza per la quale il gruppo del Centro Diurno ringrazia sentitamente l’Associazione “Mosca Club Alto Tevere” ed in particolare la nostra preziosa guida Luca Castellani.

La dissoluzione della pesca a mosca???

dissoluzione

A GRANDISSIMA RICHIESTA, PUBBLICHIAMO L’INTERVENTO DI MAURO RASPINI ALLA CONFERENZA DI ASCOLI PICENO “2° FLY MEETING” 28-29 Settembre 2013
Grazie a tutti, soprattutto a Walter Luzi…. UN PURO come tutti i suoi!!

La DISSOLUZIONE della Pesca a Mosca
Ringrazio tutti anticipatamente. Mi è stato chiesto di dire la mia sulla “Evoluzione della Pesca a Mosca e sue DEGENERAZIONI”. Più elegantemente se vogliamo, preferirei parlare di “DECADIMENTO CULTURALE”, che per certi versi è un sostantivo ancora più grave. Più grave perché questo si riflette pesantemente anche su un altro aspetto fondamentale, quello da cui ogni pescatore, indipendentemente dalla tecnica che utilizza, non si dovrebbe esimere dal mettere al primo posto in assoluto, cioè la “CORRETTA” fruizione e gestione dei fiumi. Se ho citato anche questo aspetto è perché i temi sono indissolubili, ed i Pescatori a Mosca hanno oggi più che mai una grossa responsabilità.
1)      Il DECADIMENTO CULTURALE sta dissolvendo il Pescatore a Mosca come lo abbiamo sempre conosciuto.
2)      Il DECADIMENTO CULTURALE si ripercuote PESANTEMENTE sulla gestione dei fiumi.

RADICI
Bella occasione per citare due righe da un mio lavoro del passato a cui tengo moltissimo perché è davvero per questo che IO ho cominciato io a Pescare con la Mosca :   “… tutto cominciò durante una primavera di molti anni fa, quando Scott, passeggiando in riva al fiume, si fermò ad osservare uno sconosciuto che disegnava leziosi arabeschi in aria con una strana lenza. Scott doveva imparare, come sempre, tutto e subito di quel mondo che si rivelerà affascinante,  in simbiosi con l’universo degli organismi acquatici, fatto di minuscole perfezioni artificiali, di regole non scritte, di uno scopo non apparente visto che il pesce veniva accuratamente rilasciato. Scott può dire di avere iniziato a costruire mosche artificiali prima ancora di imparare a farle volteggiare in aria e sull’acqua, e a distanza di anni il morsetto da costruzione rimane per lui il luogo di meditazione preferito.”

I 3 PUNTI FONDAMENTALI
La frase poetica che vi ho appena letto contiene dal mio punto di vista il tutto. La Pesca con la Mosca è fatta SEMPLICEMENTE di 3 cose.
1)      La bellezza del lancio e l’armonia che esso contiene e che è necessaria, che è necessario fare propria.
2)       Le “mosche artificiali”, quelle che imitano gli “insetti” del fiume.
3)      Noi stessi! Cosa andiamo cercando fra i rivoli della corrente? O meglio, perché peschiamo o vorremmo Pescare con la Mosca?

Oggi chi decide di avvicinarsi a questo fantastico mondo ha possibilità pressoché infinite, eventi, club, riviste, scuole di lancio o costruzione e se a questo aggiungiamo le potenzialità del WEB siamo per assurdo di fronte AL VERO PROBLEMA, sapere o potere DISTINGUERE dove stanno le vere radici della nostra passione. In altre parole, soprattutto per il NEOFITA è difficile distinguere la QUALITA’ dalle STUPIDAGGINI. Soprattutto nel WEB. La logica del TUTTO E SUBITO, emblema del NOSTRO TEMPO, è il peggior nemico in ogni forma di attività umana. Il mondo del WEB 2.0 ha forse la responsabilità più grossa. Il mio mentore mi disse, “Bene, hai un entusiasmo formidabile, fra 4 o 5 anni potrai dire di essere un Pescatore con la Mosca”. 4 o 5 anni e non 4 o 5 giorni.

IL LANCIO – LA SFIDA PRIMARIA
Il concetto della pesca a mosca è sempre stato quello di riuscire a proiettare a distanze importanti delle esche che in pratica sono senza peso. Esche che se lanciate a mani nude stenterebbero ad arrivare ai 20/30 cm di distanza, mentre noi vorremmo che arrivassero a 20 o 30 metri. Ovviamente queste sono distanze al limite, quelle effettive di pesca si aggirano mediamente dai 10 ai 18 metri. Queste esche imitano gli insetti di cui i pesci sono soliti cibarsi, e che, più o meno, hanno lo stesso peso.

IL LANCIO – LA SFIDA PRIMARIA
È in questo aspetto che la pesca a mosca è diversa da tutte le altre tecniche, avendo la capacità di far raggiungere a queste esche leggerissime le distanze accennate con la possibilità che queste si comportino, sopra o sotto l’acqua, più o meno come si comportano gli insetti, almeno relativamente ai sensi del pesce. Galleggiando in deriva con la corrente, oppure affondando lentamente come un insetto travolto dalle correnti.

In tutte le altre tecniche di lancio il peso che consente la proiezione di una esca  è sempre concentrato in piombi pinzati lungo la lenza, oppure è l’esca stessa ad avere il peso necessario.

IL LANCIO – LA SFIDA PRIMARIA
Nella pesca a mosca le cose funzionano in modo differente, il peso è ripartito lungo tutto il corpo della lenza, la quale per forza di cose mostrerà un diametro ed una consistenza assai superiore a qualunque filo di nylon, non solo, ma la maggior parte delle lenze sono costruite in modo di avere un peso specifico inferiore a quello dell’acqua, e questo ovviamente permette loro di galleggiare.

Anche l’azione di queste lenze è diversa, poiché la distanza di lancio dovrà essere raggiunta facendo volteggiare questo particolare “cordino”, chiamato coda di topo in Italia e fly line in tutti gli altri paesi, come una sorta di frusta la cui impugnatura è in realtà una canna di flessibilità studiata, di lunghezza media fra i 2 e i 3 metri.

L’abilità che caratterizza il pescatore a mosca e rende questa disciplina spettacolare è proprio quella di far volteggiare avanti ed indietro questa lunga lenza, fino al raggiungimento della distanza di lancio voluta.

OSSERVARE
Oltre a quello spettacolare esiste un altro lato, meno appariscente, ma di grande fascino. Il pescatore a mosca non forza mai nulla del fiume, non richiama i pesci pasturando con del cibo innaturale, ma cerca di capire lungo le rive del fiume quale cibo in quel momento la natura sta rendendo disponibile ai pesci.

INDAGARE
Tutti sappiamo che i substrati di fiumi e torrenti ospitano tante specie di insetti ed invertebrati acquatici, in particolare molti di questi insetti da acquatici diverranno aericoli, infatti dopo una serie di metamorfosi saliranno in superficie per sfarfallare, involarsi, riprodurre e ricadere in acqua. E’ il fiume che il pescatore a mosca deve indagare. Una volta individuato un insetto preda dei pesci, il Pescatore a Mosca cercherà di costruirne una imitazione di simile peso e consistenza, il resto lo sapete già, dovrà legarlo al finale e lanciarlo ai pesci facendo volteggiare la sua lunga lenza.

RADICI– VALSESIANA E TENKARA
Da che mondo è mondo, questi sono i fulcri sui quali basa la pesca a mosca. Che si parli degli scritti di Eliano, della nostra Valsesiana o della giapponese Tenkara oggi tanto di moda, la pesca a mosca è sempre una tecnica che basa la sua efficacia sul lancio di esche leggerissime, proiettate con l’ausilio di un peso ripartito lungo tutta la lenza. Anche se la parte terminale al quale è legata l’imitazione sarà ovviamente in nylon di diametro decrescente.

Tutti noi che ci siamo avvicinati alla pesca a mosca, lo abbiamo certamente fatto perchè attratti da questo raffinato ed elegante sistema. È difficile osservare un pescatore a mosca in azione e restare indifferenti al curioso spettacolo.

I NEOFITI
Io non posso sapere oggi come i neofiti vedono la pesca a mosca, ma io, i miei amici, tutti i vecchi pescatori con i quali ho parlato, tutti i pescatori di ogni luogo del mondo che ho conosciuto, intendiamo per pesca con la mosca artificiale esattamente le cose descritte, che, oltre che semplici concettualmente, mi sembrano assolutamente inequivocabili.

Non solo, ma qualunque libro leggiate su questo argomento, che sia scritto da personaggi AUTOREVOLI del passato come Halford, West, Ronalds, De Boisset o Theodore Gordon, o AUTOREVOLI contemporanei come Darrel Martin, Charles Jardine, Taff Price, Mario Riccardi, Piero Lumini, Raffaele de Rosa, Luciano Tosi oppure Norman Mc Lean o Thomas McGUane, per fare un salto nella letteratura narrativa, ma tantissimi altri, la lista potrebbe essere lunghissima, io stesso posseggo 250 volumi, definirà sempre e comunque la pesca a mosca nel modo descritto.

BIZZARRO FENOMENO
Oggi sta accadendo un bizzarro fenomeno. Per tre secoli la pesca a mosca si è distinta e sempre più allontanata da tutte le altre tecniche di pesca in funzione delle abilità intrinseche che richiede e della cultura biologica che in un certo qual modo impone agli appassionati, che devono diventare un po’ entomologi ed un po’ etologi. Fino a pochissimo tempo fa, considerata universalmente al vertice delle discipline alieutiche, sembra attualmente oggetto di un’inquietante forma di degrado o come più elegantemente ho cercato di definirlo “Decadimento Culturale”. Vuoi perchè al mondo d’oggi la cultura si sta banalizzando. Per rendere disponibili alle masse dei contesti fino a pochi anni fa prerogativa di persone di istruzione superiore, anziché evolvere la conoscenza, la si superficializza e banalizza, così nella disciplina alieutica svariati aspetti tipici di sistemi di pesca più volgari stanno degradando l’essenza stessa della pesca a mosca. Parlo sia di TECNICA che di ARTIFICIALI.

ESASPERAZIONE DELLE COMPETIZIONI
Nella società dei consumi, l’esasperazione delle competizioni sportive ad alta tecnologia (Formula 1, Ciclismo, Tennis, Sci…) rappresentano il fulcro di prodotti di “largo consumo” perchè usati dai campioni. Nonostante il pescatore dichiari di anelare una sorta di ritorno alla natura, in realtà finisce per replicare le regole della società meccanizzata. Dal mondo dei pescatori a mosca un tempo le gare di pesca e le riserve turistiche erano viste come aberrazioni, oggi invece le gare di pesca fanno scuola e le riserve turistiche e i tratti di pesca facilitata (dalle immissioni di salmonidi d’allevamento) stanno sostituendo gli ambienti naturali, a loro volta abbandonati al degrado, al bracconaggio e all’antropizzazione dei moderni business (vedi ad esempio le centraline).

LE GARE DI PESCA A MOSCA
Le gare di pesca ci hanno regalato la pesca alla polacca o ninfa ceca. Con questa tecnica dalla pesca a mosca sono scomparsi:  il volteggio, sostituito da un ribaltamento della lenza verso monte; la coda di topo, sostituita da un monofilo di nylon, sufficiente a ribaltare la lenza a monte; la canna da mosca, sostituita da una “canna da mosca” di lunghezza ed azione anomala; la cultura entomologica, sostituita da 2 o 3 modelli di ninfe appesantite, niente più insetti emergenti o derivanti in superficie, non parliamo poi di “secca”. Già, appesantite al punto da poterle ribaltare a monte in funzione esclusiva del proprio peso. Ma ancora più brutta è la scomparsa della “distanza di pesca”, l’affascinante conflitto che il pescatore a mosca ha con sé stesso e con la propria abilità di lancio.

LE RISERVE TURISTICHE
Con le “Riserve Turistiche” identifico le riserve turistiche propriamente dette, gestite con criteri PRONTA PESCA, ma anche tutti i tratti a gestione speciale o No Kill che dir si voglia, non sono sempre immuni da questo. Spesso l’obiettivo primario non è sempre quello di almeno “cercare” di ripristinare le caratteristiche naturali dell’ambiente. Questi scenari si sono dimostrati maleficamente apprezzati da una inaspettata percentuale di pescatori a mosca, pescatori che non hanno scrupoli nel trovarsi gomito a gomito lanciando a ripetizione “mosche” che imitano il mangime degli allevamenti, oppure fianco a fianco pescano alla polacca con lo stesso ritmo e la stessa cadenza, e la stessa ninfa appesantita in modo innaturale.

LA NINFA CECA O POLACCA
Oggi il pescatore che si avvicina per la prima volta alla pesca a mosca rischia di interpretarla solo come “pesca alla polacca”, e anche se dopo qualche esperienza apprende le verità sul sistema, è probabile che continui a pensare che, a parte la mosca secca, la ninfa alla polacca sia l’unica tecnica per pescare con la ninfa, in verità rappresenta solo una sua aberrazione. La vera pesca a ninfa è molto simile alla pesca a secca, sia nel volteggio che nell’approccio al pesce. Si può pescare a ninfa ad ogni distanza possibile e ad ogni livello della colonna d’acqua e ad ogni profondità. Tecniche che richiedono una abilità di lancio ancora più evoluta, un forte senso dell’acqua e l’evoluzione delle percezioni tattili trasmesse dalla deriva della ninfa attraverso la controllata tensione della lenza.

Infatti questa falsificazione della pesca a mosca portata dalla ninfa ceca, mettendo alla portata di tutti una tecnica facilitata, ma a brevissima distanza, impedisce l’evoluzione del pescatore verso quelle tecniche di pesca più difficili in assoluto, quali la pesca a ninfa appesantita a distanze estreme con attrezzature medie e pesanti, vertice estremo del sistema classico, vero segreto per la cattura dei veri trofei.

Che questa tecnica di pesca con ninfe appesantite a razzolare sui fondali a pochi metri dal pescatore sia produttiva non può essere messo in dubbio, in ambienti veri con trote selvatiche o rinselvatichite ha scarso successo per forza di cose, invece è particolarmente efficace coi temoli, che è ben più facile avvicinare delle timidissime fario selvatiche, leste a fuggire alla minima perturbazione ambientale, ed ancor più efficace ovviamente negli ambienti ripopolati a bella posta.

PERCHE’ PESCARE A MOSCA ?
Ma allora perché pescare a mosca? Vi sono altre tecniche ben più efficaci della pesca a mosca, come la pesca al tocco, che è la versione originale della pesca alla polacca, nella quale si è sostituita l’esca naturale con quella finta. Chi pesca a mosca sa di ricercare un sistema più raffinato, più elegante, più difficile, tecnicamente e culturalmente più evoluto, ed è sempre stato così, almeno fino ad oggi.

LE MOSCHE ARTIFICIALI – LA SUBLIMAZIONE ALIEUTICA
A differenza di tutte le altre tecniche di pesca infatti la pesca a mosca è caratterizzata da un universo a sé: quello relativo alla capacità di realizzare in proprio le esche, le piccole, leggere ed eteree imitazioni degli insetti e degli invertebrati predati dai pesci, il che presuppone e NON PUO’ PRESCINDERE da una base di conoscenze entomologiche. A dire il vero adesso anche nello Spinning si assiste a questo, ed infatti GUARDA CASO questo ha costituito una grande evoluzione anche CULTURALE fra i suoi appassionati. Per il Pescatore a Mosca il massimo della soddisfazione deriva dal catturare un pesce con l’imitazione costruita in proprio, invece di utilizzare i modelli proposti dal commercio.

L’abilità necessaria a realizzare imitazioni di insetti va naturalmente appresa, occorre che un pescatore più esperto istruisca il neofita, oppure che questi cerchi nei libri i piccoli segreti ed i trucchi del flytyer, come si definisce in lingua inglese il costruttore di mosche artificiali.

LE MOSCHE ARTIFICIALI – FOTO TAVOLO DA COSTRUZIONE
Chi trova nella pesca a mosca una vera passione scopre ben presto l’irresistibile attrazione di questa disciplina incredibilmente intrigante, capace di inchiodarti per ore ed ore davanti ad un morsetto, tra piume d’uccelli, filati colorati, peli animali e libri di entomologia, con negli occhi l’immagine di un insetto che deriva sul filo della corrente e nella mente la combinazione di piume e peli più adatta a rappresentarlo con la massima semplicità e verosimiglianza possibile. Ecco perché è importante conoscere gli insetti che nascono dalle acque: per poterli rappresentare ed offrirli al pesce, quali irresistibili icone simboli della nostra passione e della nostra creatività. E quando il pesce, aggredendoli, abboccherà, conferirà loro un pizzico di vita, ed a noi l’illusione di averla creata, anche se solo per un istante.

LE MOSCHE ARTIFICIALI
Perché ridursi a pescare in fiume ed in torrente con questi artificiali? Perché la cattura ad ogni costo, a questo costo? Perché allora e di nuovo Pescare con la Mosca? Quale è lo scopo?

LE MOSCHE ARTIFICIALI – MOSE’ DI MICHELANGELO
Siamo portatori di un privilegio. Michelangelo Buonarroti, contemplando il suo Mosè al termine delle ultime rifiniture e stupito egli stesso dal realismo delle sue forme, percuotendo col martello il ginocchio della statua esclamò “Perché non parli?”. Il suo desiderio era che “Prendesse VITA”. Un pesce che ghermisce le nostre imitazioni le scambia per vere, quindi gli conferisce la vita, un desiderio precluso anche al sommo artista. Questo è un privilegio incommensurabile di cui siamo o possiamo essere portatori.

LE MOSCHE ARTIFICIALI – TEMPIO GREGO E GIOCONDA
Costruire mosche è un’arte. Personalmente accosto la costruzione delle mosche artificiali alla pittura ed alla architettura e, come ogni artista, è più che legittimo che un costruttore senta la necessità di esprimersi in un modo che appaghi la propria sensibilità, sia dal punto di vista estetico che da quello pratico, strutturale e funzionale. Si tratta quindi di un cammino evolutivo nel quale, come in qualsiasi forma di arte, diventa inevitabile un processo di astrazione che in definitiva costituisce lo stile personale, in questo caso “Stile di Costruzione”. Ma dietro a questo ci DEVE essere della sostanza! In qualunque forma di arte però non si può prescindere dalla cultura del passato, dai contesti storici in cui le conoscenze si sono sviluppate e le tecniche si sono evolute. Quindi occorre anche conoscere “le mosche create dai grandi pescatori del passato. Questo è quello che stiamo ancora una volta perdendo in nome della SUPERFICIALITA’ e della BANALIZZAZIONE, e questo NON DEVE accadere. Il valore della memoria storica in termini di mosche artificiali significa soprattutto “accumulo” di icone ed esperienze non sviluppabili personalmente nello spazio temporale di una singola vita. Alquanto presuntuoso non tenerne conto!

 LE MOSCHE ARTIFICIALI – PAESAGGIO E ASTRATTO DI KANDISKY
E’ quindi e solo con una base storica e culturale vera che la creatività acquista un senso, o meglio “è resa realmente possibile”. La “creatività”, quella al morsetto, diventa il frutto della personale esperienza, ma “deve contenere” anche il passato. Rubando una frase al grande artista, scrittore e designer Bruno Munari “… il prodotto della creatività nasce da relazioni che il pensiero fa con ciò che conosce… questa sarà più o meno fervida se l’individuo avrà più o meno la possibilità di fare relazioni. Un individuo di cultura limitata non potrà mai avere una grande creatività”. Infatti sempre rubando da Munari “…esistono due tipi di novità, una per l’individuo ed una novità assoluta”. MOLTI SEMBRANO ESSERE  IN PREDA  AD UNA SORTA DI DELIRIO : L’INVENZIONE A QUALUNQUE COSTO !!!

Infine aggiungo io, tornado alle mosche, ben vengano le “novità per se stessi” se frutto di un cammino personale, ma prima di metterle o pretendere che vengano messe su di una “rivista di pesca” occorrerebbe… una verifica !! Quanti scrivono “…pur di farlo…” e quanti “… condizionamenti sbagliati possono indurre in chi si avvicina timidamente a questo mondo? “.

Ho letto di EMERGENTI di Stone Fly CON TANTO DI CONSIGLI DI UTILIZZO IN PESCA !!! Ma gli editori VERIFICANO quello che pubblicano? In passato le RIVISTE o le PUBBLICAZIONI erano poche e gli AUTORI FAMOSI E CERTIFICATI !!! Oggi? Proliferazione a dismisura, di tutto e di più, soprattutto nel WEB, a costo ZERO pur di apparire! E la qualità? Il NEOFITA che per la prima volta legge di quale improbabile VERITA’ si appropria? 

Tornando al parallelismo con la pittura, il pittore non si può esimere dal conoscere la tecnica, ed il realismo ne è la massima espressione, ma un’opera pittorica è tale anche quando riesce a cogliere e trasmettere senza necessariamente la dovizia dei particolari. L’astrazione è infatti la componente essenziale del percorso di numerosi grandi pittori, gli storici paesaggi naturalistici di Vasilij Kandinskij si dissolvono con il passare degli anni, tela dopo tela, in solo macchie e striature di colore contrastanti. Il pittore spoglia, elimina i particolari fino a far rimanere solo quelli per lui significativi, ma che da soli riescono comunque a dare senso e sensazione del tutto. Questa è semplicemente la descrizione di una “Mosca Artificiale” come deve essere fatta. Un tantino diverso dall’improvvisarsi “pittori” con quattro macchie su una tela al primo tentativo o “costruttori” ed attaccare un ciuffo disordinato di CDC ad un amo con tanto di didascalia “imitazione di Ecdyonurus venosus”. Nessuno nega che poi i pesci li catturi, occorre anche vedere però quali, come e soprattutto quando. Ed infine, perché comunque sminuire e banalizzare l’essenza vera della nostra passione?

LE MOSCHE ARTIFICIALI
La verità è scritta sempre in libri polverosi. Il “libro polveroso” che amo di più, dove ho trovato l’essenza dell’essenza, la “Pesca con la Mosca” è il The Way Of a Trout With a Fly (1921) del grandissimo George Edward MacKenzie Skues, nato a St. Johns in Nuova Scozia il 13 Agosto 1858. Fra le pagine di questo capolavoro di tecnica e tattica ma soprattutto di attenta osservazione della natura si legge “… supponiamo per un attimo che tutta la conoscenza di secoli venga cancellata, e che il pescatore si sieda al tavolo da costruzione senza nessun riferimento al passato ed al sistema di costruzione delle mosche. Come si potrebbe evolvere?  Credo che la prima cosa sarebbe cercare di capire quali appetiti ed emozioni portano le trote a prendere una mosca artificiale, e concluderebbe sicuramente che i motivi sono (1) Fame (2) Capriccio (3) Curiosità (4) Istinto Predatorio. Per i motivi 2, 3 e 4 egli evolverebbe certamente delle Mosche di Fantasia, e queste potrebbero essere addirittura del tutto differenti da quelle conosciute fino ad oggi, ma sicuramente molto colorate ed attive nel movimento. Per il motivo (1) ed occasionalmente per il (2) egli farebbe certamente prima uno studio sugli insetti di cui le trote si nutrono in un particolare momento e poi tratterrebbe esemplari di queste catturati a metà ed alla fine dello sfarfallamento e ne analizzerebbe lo stomaco. Egli troverebbe che il 95 per cento delle Effimere sono state ghermite prima che le loro ali fossero dischiuse completamente e sarebbe oltremodo difficile se non impossibile cercare di imitarle correttamente sull’amo. Potrebbe quindi costruire imitazioni galleggianti da utilizzare in speciali occasioni, ma l’alternativa più percorribile sarebbe allora quella di imitare lo stadio immediatamente precedente, che è quello della ninfa. Nel periodo precedente lo sfarfallamento le ninfe si muovono e si spostano in grande numero anche presso la superficie…

Credo che raramente sia stata fatta una sintesi così significativa della realtà e di quelle che in fondo sono le opportunità che si possono presentare a chi impugna una canna da mosca. Che la pesca in sfarfallamento ne sia la massima espressione è superfluo venga sottolineato, anche se personalmente gli accosto quasi alla pari la pesca con la ninfa a vista a condizione che l’acqua sia semplicemente cristallina. Ma il motivo per cui ho riportato questo brano è un altro ed e contenuto nel “… il 95 per cento delle Effimere sono state ghermite prima che le loro ali fossero dischiuse completamente e sarebbe oltremodo difficile se non impossibile cercare di imitarle correttamente sull’amo.” Il processo evolutivo ha reso oggi possibile questa opportunità, i materiali da costruzione moderni consentono di potersi cimentare nella imitazione di stadi vitali e nell’impiego di artificiali ritenuti dal punto di vista pratico quasi impossibili da realizzare in passato. Per fare questo occorre ancora una volta NON BANALIZZARE il sistema, occorre PORTARE PROFONDO RISPETTO al passato.

LE MOSCHE ARTIFICIALI
È appena il caso di sottolineare che siamo di fronte senza mezzi termini ad una svolta epocale, la possibilità di sviscerare con le nostre imitazioni di insetti in transizione il nucleo essenziale della Pesca con la Mosca durante gli sfarfallamenti, dichiarato a chiare lettere anche dal grande G.E.M. Skues ed elevare quindi la sfida al massimo livello possibile. Siamo quindi ed ancora una volta di fronte ad un privilegio, precluso per loro stessa ammissione anche ai grandi del passato come lui.

Questa è la pesca a mosca, ed è forse solo qui che è possibile aggiungere forse qualcosa di nuovo. Il resto è già stato tutto scritto, occorre avere solo il desiderio di conoscerlo.

Cosa sta accadendo oggi? Si cerca di banalizzare il tutto ! Perché sminuire la seconda componente fondamentale della nostra affascinante passione?

LE MOSCHE ARTIFICIALI
È quindi un piccolo miracolo visionario quello che il pescatore a mosca cerca nell’abboccata di un pesce dai puntini rossi o dalla grande pinna colorata, un miracolo che richiede un livello di creatività artistica assimilabile a qualunque forma di arte l’uomo abbia cercato di perseguire. Perché sminuire o banalizzare tutto questo?

NOI STESSI
Lo scopo, alla fin fine, è sempre quello: una cattura che soddisfi la nostra passione e che renda conto della nostra abilità e che ci ricolleghi alla natura. Ecco perché una sola trota che abbocca ha un significato illimitato: una cattura sancisce un’infinita comunione col mondo naturale, col fiume, con la vita. Una trota che prende il nostro piccolo insetto finto soddisfa infiniti parametri che non si limitano solo all’abilità del volteggio, alla conoscenza dei segreti del fiume, alla capacità di rappresentare con perizia le piccole, magiche creature che appaiono d’incanto dalle acque, essa sancisce il rito ancestrale che ha consentito alla specie umana di evolvere, e di celebrare il suo più profondo rapporto con quella natura dalla quale proviene. Ed è qui che la pesca a mosca si distingue soprattutto: un’unica cattura ne vale cento come ne vale mille, perché non ha senso catturare a ripetizione pesci su pesci senza percepire il significato di ciascuno di quei singoli atti, come non ha senso accendere mille ceri per quantificare la forza di una fede.

Ecco, io sono fatto così, e pesco con la Mosca perché in essa ho trovato quello che andavo cercando fra i rivoli della corrente, ci ho ritrovato il mio modo di essere e di vedere la vita. E’ stato come “infilarmi” dentro ad un fiume per indagarne i perchè e la meravigliosa e affascinante vita che contiene e di cui “il pesce” è una delle tante componenti, se volete “Archetipo junghiano della ricerca del sé”. Allora ho anche fissato in immagini gli insetti e le loro metamorfosi, nel momento più sublime in cui secondo me andrebbero imitati, l’unico modo per entrare a far parte realmente di quell’insondabile scenario, dove nell’istante fra “bollata” e “ferrata” è racchiuso tutto quello che andiamo cercando. Dura solo un attimo, ma è in quello che il fiume si ferma ed è il paesaggio che comincia a scorrere.

È in quel momento privilegiato che il fiume può essere osservato nitidamente. La cattura certo ci appaga perché ci dà questa straordinaria possibilità, ma non sarà mai quindi il numero ma il “come”. Anche l’attesa fa parte dello scenario, è inevitabile quanto necessaria, essa “deve” accadere per dare valore al tutto. L’attesa….. sarà IN essa che faremo le nostre scelte, osservando, indagando, perfezionando forse proprio in “attesa” questa volta del “mostro”. Quel “mostro” non è “il pesce mostruosamente grande”, ma un bel “…sano cappotto” che a me piace definire onorevole sconfitta! Non dimenticate mai che anche nelle favole per bambini se vuoi il tesoro devi prima passare per il “mostro” ed ucciderlo, solo dopo tutti vivranno felici e contenti.

NOI STESSI – IL MOSTRO – NINFA UROBOURUS
È liberarsi da questo che è difficile. “Ai miei tempi”, chi “arrivava” alla Pesca con la Mosca, era perchè stava cercando qualcosa di altro. Non ritengo possibile iniziare a pescare facendolo “a mosca”. Sono le certe incertezze o le incerte certezze il motivo per cui siamo ancora qui. No! Da pollo quale mi considero ancora, e lo considero un privilegio, non voglio citarvi i miei mentori, ma ho avuto la fortuna di avere tutti quelli “importanti” e che oggi non sono sotto la luce dei riflettori, anzi la “rifuggono” , ma vengono a pesca anche sotto casa mia “rigorosamente in incognito”. Lo stesso vale per i libri “polverosi”, ne ho più di 250. La mia libreria è cresciuta con me, e la sua sintesi è in 10 anni di lavoro che si chiamano  “The Fly”, cavolo, come facevo a non dirlo?

NOI STESSI – L’ESSENZA

Ecco, Io sono fatto così, e vi lascio con una mia poesia :

L’essenza

Quella sera sulla piana l’acqua correva bassa e lentissima,

un cristallo dove si specchiavano i primi segni di un autunno precoce.

Un filo di nebbia sospeso sulla corrente sembrava dividere il giorno dal crepuscolo ormai imminente, ma anche me dal resto del mondo.

Immerso fino alla vita nell’elemento liquido, mi sentivo al tempo stesso in simbiosi e intruso di quell’atmosfera ancestrale.

I pesci cominciarono numerosi a disegnare i loro cerchi sull’acqua, evanescenti effimere si stavano schiudendo alla loro breve vita aerea.

Nel passato di anni trascorsi sui fiumi, avevo raffinato per questo scenario tecnica ed artificiali fino alla perfezione.

Poche cose al mondo hanno la capacità di rendere interminabile un istante, “Bollata… Ferrata”.

E’ in quell’istante che il fiume si ferma ed è il paesaggio che comincia a scorrere, allora e solo allora il fiume può essere osservato nitidamente, privilegio di pochi eletti.

Quella sera avevo in mano la mia vecchia canna di legno ed i mondo intero.

 

Troppa filosofia? FILOSOFIA significa “Amore per la Conoscenza”.

GRAZIE A TUTTI
Se non avessimo perso di vista tutto questo, e qui parlo di PESCATORI CON LA MOSCA, magari ci avvicineremmo al fiume con spirito diverso e anche le “GESTIONI” sarebbero “DIVERSE”. Se volete, visto che il mio destino personale SEMBRA essere ormai legato indissolubilmente anche a quello del TWT, cosa che NON AMO più di tanto, e visto che ho citato nella prima parte le RISERVE NO KILL e la TWT è una di queste, vi farei vedere volentieri una altra presentazione, quella del CONVEGNO DI CARMAGNOLA dello scorso anno. Altra mezz’ora ? Ovvio no, ma se avete voglia di parlarne, disponibilissimo sempre. C’è una strana abitudine in ITALIA, quella di fare CRITICHE GRATUITE, ma quando si tratta di CONFRONTARSI SERIAMENTE tutti diventano improvvisamente LATITANTI.

Vi giuro che ci giorni in cui mi chiedo se abbia un senso ancora fare quello che ho fatto ad esempio anche oggi qui, mettendoci da parte mia e dal mio punto di vista un grande impegno, senza ovviamente la presunzione che di debba per forza pensarla come me.

GRAZIE A TUTTI.

Mosca Club Alto Tevere inserito nelle eccellenze della Valtiberina

 

Ebbene si, ci siamo anche noi.

Il libro della scrittrice americana Elizabeth Wholey, descrive le “cose” ben fatte della Valtiberina, naturalmente dal suo punto di vista, con gli  occhi di una persona che viene da un territorio differente dal nostro.

Nella guida alle eccellenze della Valtiberina, ha inserito anche il Mosca Club Alto Tevere.

Che dire se non grazie per l’apprezzamento e il riconoscimento del nostro lavoro avuto dall’autrice!

Grazie Mrs Elizabeth.