G.R.A.I.A. Srl – Gestione e Ricerca Ambientale Ittica Acque

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Si ringraziano, per la preziosissima collaborazione, l’Associazione Ichthyos, in particolare Luigi Sacchini e Stefano Porcellotti; l’Associazione Mosca Club Alto Tevere, in particolare Mauro Raspini e Luca Castellani; Alessandro Voliani dell’ARPAT.

Aprile, 2002

Premessa

L’entrata in esercizio della diga di Montedoglio e della centralina idroelettrica in corrispondenza della stessa diga hanno determinato condizioni di deflusso idrico nel Tevere immediatamente a valle della diga tali da indurre la locale associazione di pesca “Mosca Club Alto Tevere”, in collaborazione con l’Associazione Ichthyos, a proporre un’Area a Regolamento Specifico (ARS).

Tale proposta si fonda su misurazioni ed osservazioni dirette condotte nell’arco di circa 1 anno nel tratto fluviale compreso fra la diga e San Sepolcro (Figura 1) –riportate nella documentazione prodotta da Ichthyos, che si concludono con il riscontro della mutata vocazionalità del tratto, passato dalla vocazione ittica ciprinicola originaria a quella salmonicola attuale. Da questo fatto consegue poi tutta la proposta dettagliata dell’ARS, impostata sulla possibile gestione a Salmonidi.

Ferma restando la bontà dei dati e la serietà degli operatori che hanno contribuito alla redazione del documento delle Associazioni, la Provincia di Arezzo, Assessorato Agricoltura, Foreste, Caccia e Pesca, recependo la richiesta delle Associazioni stesse di caratterizzare ecologicamente il tratto fluviale, ha riconosciuto un rimborso spese alla G.R.A.I.A. Srl di Varano Borghi (VA), società di consulenza specialistica nel campo dell’ecologia acquatica e dell’ittiologia, per effettuare una campagna di indagine nel tratto fluviale in oggetto.

Le indagini sul fiume ed i campionamenti sono stati effettuati il 23 marzo 2002, in collaborazione con i volontari della Associazioni e con la Provincia di Arezzo.

Questo rapporto tecnico contiene i risultati dei campionamenti, le elaborazioni e le loro interpretazioni, finalizzate alla caratterizzazione ecologica del Tevere nella zona della diga, alla definizione della sua attuale vocazione ittica e alla valutazione della compatibilità del tratto fluviale con l’istituzione di una ARS.

Figura 1 : area di studio.

Materiali e Metodi

Nel tratto fluviale interessato dallo studio, quello cioè compreso tra la diga di Montedoglio e Sansepolcro, sono state fissate tre stazioni d’indagine, poste a distanze crescenti dal piede della diga ed in particolare, una prima stazione è stata stabilita immediatamente sotto la diga, una seconda è stata invece localizzata in corrispondenza delle ex cave ed infine la terza è stata posta a monte delle briglie prossime al ponte di Sansepolcro. Al fine di definire la più probabile vocazione ittica naturale del Fiume Tevere in questo tratto in condizioni imperturbate, una quarta stazione di campionamento è stata fissata a monte dell’invaso di Montedoglio, nel comune di Pieve S. Stefano, in corrispondenza del ponte stradale Pieve S. Stefano / Anghiari.

Ciascuna stazione di campionamento è stata sottoposta alle seguenti indagini:

  • Inquadramento ambientale, attraverso l’applicazione del protocollo IFF (Indice di Funzionalità Fluviale);
  • rilevamento dei parametri chimico-fisici che per primi influiscono sulla vocazionalità di un corso d’acqua ad ospitare fauna ittica;
  • valutazione della qualità biologica delle acque, attraverso l’applicazione dell’Indice IBE;
  • campionamento ittico.

Le metodologie e i materiali utilizzati per le singole indagini sono brevemente introdotti di seguito.

Indice IFF

L’Indice di Funzionalità Fluviale (IFF) rappresenta un aggiornamento della scheda RCE-2 messa a punto da Siligardi & Maiolini nel 1990, a sua volta un adattamento alla realtà dei corsi d’acqua alpini e prealpini del RCE (Riparian, Channel and Enviromental Inventory), elaborato da Petersen nel 1982.

L’IFF, che analogamente ai suoi “progenitori” valuta le caratteristiche dell’habitat fluviale e ripario, è stato concepito per esprimere la qualità dell’ecosistema fluviale soprattutto in termini di livello di “funzionalità idrobiologica” del corso d’acqua, ossia delle sue capacità di riutilizzare la materia organica al suo interno. Infatti quanto più tale processo sarà efficiente, tanto più abbondante e diversificata potrà essere la biocenosi fluviale ospitata, dal momento che un corso d’acqua costituisce un ecosistema aperto che dipende dall’apporto esterno di energia e materia. Un elevato livello di funzionalità fluviale implica inoltre una forte capacità di autodepurazione delle acque e quindi di resistenza all’inquinamento organico.

La scheda (Tabella 1) si compone di 14 domande (3 delle quali con due alternative a seconda della tipologia fluviale indagata) che appartengono a 4 diverse categorie sulla base degli aspetti che prendono in esame. Il primo gruppo (domande 1-4) valuta l’utilizzo del territorio circostante e lo stato di naturalità della fascia perifluviale, con particolare attenzione alla vegetazione riparia. La domanda numero 5 valuta la naturalità del regime idrologico e l’adeguatezza della portata nel garantire la funzionalità fluviale. Le domande 6 e 8 valutano l’integrità delle sponde dal punto di vista morfologico – strutturale, in termini di suscettibilità all’erosione e artificializzazione. Le domande 7, 9, 10 (10 bis) e 11 valutano la struttura dell’alveo con riferimento alla diversità e naturalità degli habitat idraulico – morfologici e alla composizione del substrato fluviale. Le domande 12 (12 bis) e 14 valutano la qualità biologica delle acque, utilizzando come bioindicatori rispettivamente le macrofite acquatiche e i macroinvertebrati, mentre la domanda 13 valuta lo stato di demolizione del materiale organico presente nel corso d’acqua. Nel loro complesso queste domande consentono di indagare tutte le principali componenti dell’ecosistema fluviale, sia abiotiche che biotiche, per ciascuna delle quali vengono fornite 4 possibili risposte cui sono associati altrettanti punteggi. La compilazione della scheda prevede che l’operatore, dopo un’accurata osservazione, scelga per ciascuna domanda la risposta che meglio si adatta alla situazione che ha di fronte; la scelta deve essere obbligatoriamente effettuata tra le 4 possibili risposte previste e non possono essere utilizzati punteggi differenti da quelli indicati, né questi ultimi possono essere mediati. Le domande relative alle caratteristiche delle sponde richiedono una risposta separata per ciascuna di esse. Nel caso in cui le domande prevedano due alternative (2 e 2 bis, 10 e 10 bis, 12 e 12 bis), è necessario rispondere a quella che maggiormente si adatta alle caratteristiche del corso d’acqua indagato; l’IFF è stato infatti concepito per poter essere utilizzato su tutte le tipologie fluviali italiane: torrente alpino, fiume di fondovalle, canale di pianura ecc. Una volta risposto alle domande, dalla somma dei singoli punteggi attribuiti si otterrà il punteggio finale per ciascuna sponda, al quale corrisponderà una classe di funzionalità fluviale (Tabella 2).